Riflessioni sugli effetti economici di Covid-19

COVID - 19 . E' importante capire la plausibile evoluzione della pandemia, e l'impatto che potrà avere sul mercato interno ed estero. 1) DURATA Osservando i dati di virus simili, probabilmente dovremo convivere con il Covid-19 per un periodo da 2 a 4 anni, a prescindere dal vaccino, che non sarà disponibile a pieno regime prima di 18 mesi, salvo imprevisti. Quindi un periodo lungo, che sarà caratterizzato da fasi alterne di picchi e cali. 2) SANITA’& ECONOMIA Da un punto di vista sanitario, oltre alle misure delle istituzioni, saranno necessarie forme di autocontrollo da parte di cittadini e imprese per gestire l’emergenza. Da un punto di vista economico dobbiamo prepararci a scenari potenzialmente drastici. Le stime economiche della Commissione Europea sull’Italia sono preoccupanti: un calo del Pil di -9,5% e un debito pubblico al 158,9%. Altre previsioni sul PIL Italiano nel 2020 vanno dal -4,7% di Fitch (2 aprile) al -15% di Unicredit (4 aprile). Quando un Paese supera il 150% è considerato tecnicamente fallito (avvio verso situazioni tipo Grecia e Libano, che portano a restrizioni dei consumi, dei prelievi bancari e maggiori rischi di imposizioni fiscali straordinarie, più probabilmente patrimoniali, dato che il reddito imponibile a livelli di qualche rilevanza diventa un ‘bene più raro’). Però anche l’Inghilterra e Germania dopo l’ultima guerra avevano un debito fino al 180%, eppure sono riuscite a risollevarsi (ma quanto ci hanno impiegato … ?). L’avvitamento negativo degli indebitamenti bancari con i sistemi di rating sempre più restrittivi saranno altrettanto cruciali, ed il flussi di cassa ‘a prestito’ per le imprese, migliorano solo il breve termine, ma restano debiti di medio-lungo termine da restituire (con reddito post imposte …). Il Covid-19 pesa sull’economia, ma non in modo uniforme. Dobbiamo interpretare la nostra situazione attuale come se uscissimo da una guerra, quindi consapevolezza di vivere in un periodo post-bellico. Il turismo è senza dubbio il settore più colpito, un comparto che vale ben il 13% del Pil. Vi sono però industrie e categorie sociali, ad esempio i dipendenti pubblici, su cui la crisi sta avendo un impatto minore (restando quindi clienti più affidabili).

3) DUE POSSIBILI SCENARI La prima, peggior scenario, una frammentazione e un incattivimento del tessuto sociale. Se non impareremo a gestire la crisi, si formeranno gruppi conflittuali che cercheranno di accaparrarsi le poche risorse disponibili a seguito della crisi di liquidità già in corso e di fiscalità del prossimo anno. La seconda, miglior scenario, se si riuscirà ad aprire un discorso di dialogo futuro, di visione di cosa vogliamo sia l’Italia nei prossimi decenni, allora potrebbe innescarsi un discorso positivo. L’aspetto da sottolineare è che al momento la situazione è totalmente fluida. Come agiranno istituzioni, aziende e parti sociali sarà fondamentale per spingere verso la prima o la seconda possibilità. 4) DUE MODI PER REAGIRE e GESTIRE LA CRISI Uno è bloccare l’emorragia e occuparsi solo dell’emergenza senza guardare al dopo. È una politica del tutto disfunzionale, perché il Covid-19 è solo uno dei molti cambiamenti in arrivo. Concentrarsi solo su questo significa trascurare le diverse trasformazioni in atto. L’altro è usare l’occasione della crisi per prepararci ai nuovi cambiamenti, per una riflessione comune e la costruzione di nuove strategie di lavoro e di vita. Senza una strategia e degli obbiettivi chiari e misurabili si prendono decisioni casuali, si perde il timone e anziché andare avanti si resta fermi. E oggi muoversi in modo strategico significa essere consapevoli e gestire in modo sistematico e coordinato i grandi cambiamenti: demografici, tecnologici, ambientali, geopolitici. Se riusciremo a sintonizzarci su questa seconda attitudine, allora la crisi non sarà stata solo un costo, ma anche una opportunità di evoluzione e crescita umana, sociale e di qualità ambientale. 5) RUOLO DELLE PMI La piccola azienda, che magari vive soprattutto di export, per reggere la competizione internazionale ha bisogno di nuove expertise, di un punto di vista globale che da sola non riesce ad avere. La capacità di aggregazione (filiere, reti, associazioni) e crescita dimensionale per costituire una più robusta massa critica per la sopravvivenza su mercato sarà sempre più importante, quindi crescerà anche l’importanza di consulenti capaci di guidare/assistere questo cambiamento. Cambiamenti geopolitici: come si posiziona l’Italia nella partita in atto tra USA e Cina? Siamo davanti ad un grande scontro per l’egemonia globale, che avrà impatti sempre più evidenti anche sulle nostre aziende in termini di dazi e restrizioni, maggiori difficoltà di esportazione. In questa situazione il vaso di coccio è l’Europa. Se continuerà l’assenza di una vera politica europea, la Comunità Europea sarà il luogo in cui si concentrerà lo scontro fra USA e Cina, con la Russia che al momento sembra rimanere sullo sfondo, ma che può sempre entrare in gioco e sparigliare le carte. In ogni caso, lo scontro sull’Europa si giocherà in Italia, che tra i paesi fondatori dell’UE è il più fragile. Anche per questo è fondamentale riflettere analiticamente in termini strategici di medio-lungo termine PRIMA di decidere come muoversi.


dott. Claudio Armeni Coordinatore Aggiunto di FEDEPI e Segretario di UNICA

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